Descrizione
Con l’inizio del 2026 è stato dato avvio alle attività nell’ambito dell’accordo di collaborazione siglato nel corso del 2025 tra AFoR – Servizio Progettazione e Direzione lavori, e il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università Politecnica delle Marche.
La collaborazione ha ad oggetto lo studio e l’applicazione di modelli selvicolturali finalizzati alla Gestione Forestale Sostenibile (GFS) e multifunzionale, in particolare, alla verifica della possibilità di attivare e monitorare processi naturali di rinnovazione delle principali tipologie forestali presenti nei complessi forestali demaniali regionali.
Il primo accordo attuativo, discendente dalla collaborazione, è focalizzato sui boschi di conifere a dominanza di pino nero del complesso forestale demaniale dell’Alta Umbria, le cui attività sono coordinate dal Dott. Moreno Becchetti.
Le attività, che verranno svolte da un team di ricercatori dell’UNIVPM, coordinati dal Prof. Carlo Urbinati (docente di selvicoltura e pianificazione forestale), in collaborazione con tecnici e maestranze di AFoR, saranno così articolate: si procederà inizialmente con uno studio finalizzato alla caratterizzazione tipologica-gestionale delle singole unità di compartimentazione definite dal piano di gestione forestale vigente, a questa, seguirà uno studio della sensitività dei boschi di pino nero ai cambiamenti climatici, attraverso la valutazione dello stato vegetativo, della fertilità e dello stadio evolutivo dei soprassuoli, cui si affiancheranno puntuali analisi dendrocronologiche su campioni legnosi prelevati in bosco su individui rappresentativi. Infine, verranno sviluppati dei protocolli d’intervento sulle aree definite prioritarie, rappresentative delle principali tipologie strutturali rilevate, cui seguiranno prove sperimentali d’intervento su parcelle controllate, per valutare nel medio-lungo termine le risposte della vegetazione forestale.
Tutti gli interventi saranno calibrati sulla multifunzionalità che oggi viene riconosciuta ai boschi appenninici. I risultati dello studio potranno rappresentare un punto di riferimento operativo per la gestione futura di queste tipologie boschive e contribuiranno sicuramente alla conoscenza di come orientare, attraverso interventi selvicolturali sostenibili, le dinamiche silvigenetiche nei rimboschimenti di conifere montane.